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La pandemia: quale opportunità di cambiamento epocale?



Una valutazione ottimistica del virus cinese

In questi giorni calamitosi, si diffonde la sacrosanta preoccupazione di dare un senso alla pandemia in corso, di scoprirne una motivazione che possa confortare gli animi smarriti e oppressi. Questo tentativo però può riuscire solo se ci si pone in una prospettiva religiosa e soprannaturale, per scoprire il ruolo svolto da tale dura prova nei misteriosi disegni della divina Provvidenza, ad esempio se si tratta di una punizione per la generale apostasia dei popoli dalla vera Religione.

Tuttavia, alcuni ambienti progressisti stanno tentando di proporre una valutazione positiva e ottimistica della pandemia, inquadrandola nella naturalistica e rivoluzionaria “teoria delle catastrofi”, che noti politologi, sociologi ed economisti – specialmente quelli dell’ecologismo radicale – elaborarono decenni fa, quindi molto prima che arrivasse la piaga del virus cinese.

Secondo questa valutazione, l’attuale “catastrofe sanitaria” potrebbe provocare un sano “choc epocale” che favorirà il “caos creatore” necessario per realizzare il “grande balzo”, facendoci passare dalla fallimentare “civiltà moderna” alla promettente “civiltà post-moderna”. La pandemia cioè diventerebbe l’occasione storica per mettere in moto fattori risolutivi e avviare “processi rivoluzionari” che realizzerebbero quella grande opportunità per l’umanità – e soprattutto per “nostra madre Terra” – consistente nell’instaurare il tanto atteso “nuovo mondo ecologico”.

Secondo questi ambienti ottimisti, la pandemia provocherà enormi conseguenze globali che, sebbene siano dannose e dolorose, favorirà quel “cambiamento di paradigma” che ci farà passare dall’attuale corrotta “società borghese” – quella basata su lavoro, produzione, risparmio, consumo, diseguaglianza e “lotta per l’esistenza” – alla futura sana “società ecologica”, quella basata su ozio, distribuzione gratuita, dissipazione, povertà, eguaglianza e “solidarietà con la Natura”.

Facciamo ora qualche esempio tra le drammatiche conseguenze della pandemia che, in questa prospettiva, diventerebbero altrettanti fattori positivi utili per avviare una “gestione sanitaria e zootecnica della società” finalizzata a migliorare la “qualità della vita” non tanto del genere umano quanto della biosfera della quale ci nutriamo in modo parassitario e sfruttatore.

I presunti “fattori positivi” occasionati dalla pandemia

La pandemia farà morire un enorme numero di persone? Bene, perché ciò diminuirà considerevolmente l’eccessiva popolazione del pianeta e quindi permetterà una maggiore distribuzione di beni al diminuito numero di viventi, i quali quindi potranno vivere più agevolmente.

La pandemia farà morire soprattutto anziani malati? Bene, perché ciò giustificherà una forma di selezione sanitaria secondo le aspettative di “qualità vitale” , eliminando la gente eccedente ormai diventata inutile, evitando l’affollamento dei posti-letto ospedalieri e così favorendo il ringiovanimento della popolazione.

La pandemia farà calare la produzione industriale, la coltivazione agricola e l’allevamento animale, provocando la crisi dei rifornimenti dei beni? Bene, perché ciò ostacolerà lo sfruttamento della Natura da parte dell’uomo predatore e farà calare di molto l’inquinamento, con conseguenti benefici per l’equilibrio vitale dell’ecosistema di terre, mari e cieli.

La pandemia danneggerà il commercio regolare e legittimo delle merci e favorirà quello irregolare e illegittimo? Bene, perché così il commercio e il mercato “borghesi” saranno sostituiti da quelli più liberi e concorrenziali in quanto animati da agenzie, criminalità e mafie a base tribale e/o etnica, siano esse autoctone o d’importazione.

La pandemia ostacolerà la circolazione di denaro contante, consegnando i pagamenti al sistema bancario e informatico delle carte di credito? Bene, perché così finirà l’uso di valute non tracciabili e l’economia diventerà progressivamente virtuale, controllata da sistemi finanziari e creditizi globali e centralizzati.

La pandemia impedirà il benessere e le comodità della vita civile? Bene, perché ciò costringerà il popolo a rinunciare al lusso e al fasto e a preferire la povertà e la scomodità, per cui realizzerà l’eguaglianza sociale riducendo le classi alte al livello di quelle basse.

La pandemia spingerà l’intera società nella indigenza? Bene, perché ciò metterà in crisi sia il capitalismo produttore che il popolo consumatore, inducendo la società ad accontentarsi di una economia “ecologicamente sostenibile” che potrà procurare solo beni di stretta e immediata necessità.

La pandemia accrescerà l’influenza dei poteri che favoriscono immoralità, corruzione, illegalità e criminalità? Bene, perché ciò diffonderà una giusta insicurezza sociale che, mettendo in crisi il “sistema borghese”, abituerà alla rivoluzione permanente una società civile finora rimasta statica, conformista e oppressiva.

La pandemia limiterà gli spostamenti, le frequentazioni e le riunioni tra parenti e amici? Bene, perché ciò ostacolerà la formazione di “familismi”, localismi, “sovranismi” e la diffusione di false notizie, allarmismi e complottismi, che finora hanno impedito l’imporsi di un globale regime competente capace di formare una “opinione pubblica solidale”.

La pandemia favorirà la frammentazione e dissoluzione dei rapporti sociali? Bene, perché ciò realizzerà quella “destrutturazione civile” richiesta dalle esigenze della “eguaglianza solidale” , impedendo che si costituiscano coaguli e blocchi di resistenza “populista” alle decisioni prese da esperti, tecnici e padroni della comunicazione.

La pandemia spingerà i cittadini a informarsi, scegliere, votare – e i politici a decidere e amministrare – solo usando mezzi di comunicazione controllati come la rete informatica? Bene, perché in questo modo agenti e sistemi tecnici potranno pilotare prese di posizione, decisioni e provvedimenti finora spesso asserviti a centri di consenso o a gruppi d’interesse e di pressione contrari alla “sovranità popolare diffusa e immediata”.

La pandemia esautorerà la rappresentanza politica parlamentare, concentrando informazioni, poteri, beni e strumenti nelle mani di pochi “tecnici competenti”? Bene, perché così un forte governo di “esperti” realizzerà un regime di “solidarietà globale” che sostituirà quella democrazia elettiva “populista” rimasta prigioniera di divisioni e rivalità politiche, ideologiche e religiose.

La pandemia farà chiudere scuole e università? Bene, perché così l’istruzione verrà limitata a pochi istituti dotati di costosi strumenti informatici e i contenuti di questo insegnamento selettivo corrisponderanno alle necessità politiche ed economiche della “società avanzata”.

La pandemia ridurrà al minimo la libertà religiosa? Bene, perché così i fedeli si renderanno conto di non aver più bisogno di preti e di sacramenti e la Chiesa diventerà un “ospedale da campo” che si limiterà a soccorrere malati, impoveriti ed emarginati dalla crisi e si ridurrà a un’agenzia sociale impegnata nel fornire un sostegno supplementare alla nuova società “ecumenica” in gestazione.

Vigilare, valutare, resistere

Dopo aver tratteggiato questo agghiacciante programma, i progressisti che confidano nelle conseguenze della crisi tentano di rassicurarci, sostenendo che il rigore impostoci dal nuovo potere sanitario-politico-mediatico riuscirà ad estinguere la pandemia in pochi mesi e poi tutto potrà tornare alla “normalità”.

Tuttavia, i provvedimenti (anche incostituzionali) presi dal Governo lungo ormai tre mesi ci fanno temere che la crisi sanitaria possa avviare una serie di altre crisi, ad esempio di carattere economico e di (dis)ordine pubblico, facendoci scivolare in una situazione sociale e psicologica molto più grave di quella prodotta dalla pandemia.

Se ciò accadesse, sotto la pressione di queste maggiori emergenze, il nuovo potere ormai costituitosi potrebbe approfittarsi dell’occasione per imporre un regime maggiormente repressivo delle libertà civili, al fine d’imbavagliare e perseguitare le forze popolari dissidenti e l’opinione pubblica che si oppongono al devastante “esperimento sociale” in corso.

La storia ci dimostra che, al fine di conquistare o rafforzare o ricuperare il potere, famose forze rivoluzionarie si sono abilmente e cinicamente approfittate dello “stato di eccezione” , richiesto da una situazione di grave crisi, spontanea o procurata che fosse. Ad esempio, fu in questo modo che la setta giacobina riuscì a imporre il Terrore al culmine della Rivoluzione Francese, il partito comunista riuscì a imporre il proprio regime totalitario in Russia e in Spagna, il partito nazista la propria dittatura in Germania.

Bisogna ammettere che, basandosi sul primato del bene comune, la dottrina sociale della Chiesa permette che, quando una situazione di crisi diventa grave emergenza sociale, le legittime autorità politiche abbiano il dovere-diritto d’imporre misure drastiche che – solo occasionalmente e temporaneamente – possono arrivare perfino a sospendere libertà civili e garanzie costituzionali.

Tuttavia, anche in questo caso, i corpi intermedi della società, e soprattutto la valentior pars della nazione, hanno il dovere di vigilare sui provvedimenti governativi e statali, valutandone la liceità morale e la legittimità giuridica e ponderandone le conseguenze, al fine di evitare che provochino danni sproporzionati, ma soprattutto che poteri palesi od occulti si approfittino della crisi per ottenere illeciti vantaggi e imporre scelte contrarie al bene comune (anche spirituale) della nazione.

Se talvolta è lecito sacrificare alcune libertà per dare sicurezza e mantenere l’ordine pubblico, non è mai lecito sacrificare alcunché al bene comune (specialmente quello religioso) della società. Altrimenti, chi se ne rende colpevole perde ogni legittimità democratica.



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