
La doppia rinascita di Norcia: Nuovo Monastero e ricostruzione dell’antica Basilica “com’era e dov’era”
Norcia. Dal portale PERUGIA TODAY (21 marzo 2020) apprendiamo con gioia dal sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, che l’antica basilica benedettina nel centro cittadino sarà ricostruita “come era e dove era”. La notizia è stata annunciata dal primo cittadino in un video messaggio pubblicato sul sito del Comune nel momento in cui sarebbe dovuta arrivare la staffetta dei tedofori - accompagnati dai gruppi podistici di Norcia Run, marciatori Simbruini di Subiaco e Cus di Cassino - dopo aver percorso circa 310 km lungo il Cammino di San Benedetto, itinerario che va da Norcia a Cassino e Abbazia di Montecassino, passando per Subiaco. Una buona notizia che, come sottolinea il portale, va a mitigare in parte la tristezza per la mancata accensione del Tripode che avrebbe dovuto accogliere la fiaccola Pro Pace quest'anno pellegrina in Ungheria, a Budapest, dal 27 febbraio al 2 marzo. Così come sono state annullate, sempre per l’emergenza coronavirus, i festeggiamenti patronali per la tradizionale festa del Santo il 21 marzo a Norcia.
"La Basilica sarà ricostruita come era e dove era con tecniche e caratteristiche filologiche”, ha detto il Sindaco. “Avrà un volto antico e anima nuova e sicura”.
Nel suo messaggio il primo cittadino ha infatti rivelato di aver ricevuto comunicazione dal Ministero per i beni e le attività culturali che il bando per la ricostruzione della Basilica di San Benedetto è stato inviato all'Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione.
“La pandemia aggiunge complicanze alla nostra situazione ma ne verremo fuori: non dobbiamo fare venire meno fiducia e speranza nel nostro futuro”, ha continuato. “Siamo vicini a tutte le persone che sono state colpite dal Covid-19. San Benedetto non ci farà mancare la sua protezione come ha fatto fino ad oggi e la distanza sociale non ci impedirà di sentirci più forti e più uniti di prima! Buon San Benedetto a tutti...e restate a casa!”.
Il Sindaco è stato in prima fila tra le autorità religiose e civili presenti anche in un’altra occasione: la posa della prima pietra
del nuovo complesso monastico per la comunità benedettina dopo il terremoto l’11 luglio 2019, il 20° anniversario della sua rifondazione e altra festività di San Benedetto, Patrono d’Europa.
“A Norcia la festa di San Benedetto ha avuto un sapore speciale in questo 2019”, riportava l’agenzia Aci Stampa. “Tre anni dopo il terremoto rinasce il monastero dei monaci benedettini che era stato rifondato 20 anni fa”. In particolare, le festa è stata caratterizzata da “celebrazioni religiose, conferenze e soprattutto la posa della prima pietra del nuovo monastero, dove è stata cementata una reliquia e la lettera del Priore padre Nivakoff”.
Il resoconto di questi eventi prende le mosse dalla visita del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella alla cittadina di Amatrice il 18 luglio 2019, da dove lanciava un accorato appello alle autorità preposte affinché velocizzino la ricostruzione delle abitazioni gravemente danneggiate dal terribile terremoto del 2016, che aveva colpito vaste zone del centro Italia.
Forse si trattava di una coincidenza, ma questo appello faceva seguito ad un'analoga, amara costatazione dell’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, che si è fatto interprete del dolore per le "troppe promesse" mancate. "Il sentimento di essere stati abbandonati è molto forte", aveva dichiarato nel corso di un’intervista di Radio Vaticana Italia (11 luglio 2019), "La ricostruzione purtroppo, e lo sappiamo, tarda a venire e la burocrazia fa più vittime di quante non ne abbia fatte il terremoto. Oggi, chi parla più del terremoto?”
Pur in mezzo a questo panorama sconsolante, il presule ha però fatto anche cenno ad alcuni "segnali di ripartenza", come la benedizione della prima pietra del Monastero di San Benedetto in Monte. Ed infatti mons. Boccardo era stato intervistato proprio in occasione della posa di questo prima pietra del nuovo monastero benedettino di Norcia.
Quattro i momenti centrali dell'evento, articolatosi in una due giorni dal 10 e 11 luglio 2019, che è stato fatto coincidere con i primi 20 anni della comunità benedettina a Norcia e la festa di San Benedetto, patrono d'Europa: i Vespri della serata del 10 luglio, cui ha fatto seguito una breve conferenza del priore padre Benedetto Nivakoff per presentare i primi 20 anni del monastero con gli ultimi sviluppi e i progetti per il futuro, e la
messa solenne del giorno successivo, immediatamente seguita poi dalla
processione con la reliquia del Santo patrono culminata nella cerimonia per la posa della prima pietra nel muro di contenimento del nuovo monastero di San Benedetto in Monte. Dietro questa pietra è stata anche cementata, a perenne custodia, oltre alla reliquia del Santo anche la lettera del priore in cui si ricorda questo giorno veramente unico.
La due giorni, aperta a tutti, ha visto la partecipazione di tanti “nursini”, cittadini di Norcia, assieme a rappresentanti della gerarchia, come mons. Boccardo, il cardinale Walter Brandmüller, e tanti religiosi e religiose, assieme alle autorità civili come il sindaco di Norcia Nicola Alemanno e l’ex governatrice della regione Umbria Catiuscia Marini e ai numerosi fedeli convenuti non solo da Norcia, ma dal resto d'Italia ed anche all'estero in questa speciale occasione. Il Sindaco, parlando al portale di notizie locali Umbria24, ha detto che si tratta di un «momento storico per Norcia e per l’intera Umbria. La costruzione del nuovo monastero – ha aggiunto – cementa ancora di più il legame tra la città e i suoi monaci e pone questo territorio al centro dell’Europa, di cui il nostro santo è patrono».
Nei suoi interventi padre Nivakoff ha approfondito il concetto adombrato da mons. Boccardo, ossia la costruzione del nuovo monastero come potente segno di speranza dopo la tragedia del terremoto, sancito dall’adozione di un nuovo motto.
Infatti, esattamente il 12 giugno il monastero ha celebrato i 20 anni dalla sua fondazione canonica, avvenuta nel 1999, e per l’occasione di questo anniversario il padre priore ha reputato opportuno aggiungere un motto allo stemma del monastero: Nova Facio Omnia, ("Faccio nuova ogni cosa"). Motto che poi è stato scolpito anche sulla
prima pietra collocata nel muro dell'erigendo complesso monastico.
Come ha spiegato padre Nivakoff, si tratta di un versetto tratto dal libro dell'Apocalisse e descrive la Nuova Gerusalemme in tutto il suo splendore. “Credo che queste parole da un lato colgano lo spirito dei nostri primi vent’anni e dall’altro forniscano un principio orientativo per il futuro”, ha detto il Priore. “La ricerca di ciò che è nuovo emerge dal profondo desiderio nel cuore umano di Vita Nuova, non toccata dal peccato originale.
La novità e la giovinezza vanno insieme, ha continuato, portando gioia all'anima che deve ancora sperimentare alcune delle più difficili realtà della vita. “La Chiesa stessa ci chiama a rinnovare sempre quella giovinezza, iniziando la Messa con un ricordo di come Dio benedica la giovinezza con gioia, Ad Deum qui laetificat juventutem meam (“A Dio che rende lieta la mia giovinezza”). Il peccato ci rende vecchi, portandoci via l’innocenza e la gioia”.
E in effetti la dimensione del “Nuovo” ricorre spesso nella pur breve storia della congregazione. Come ricorda in una intervista anche padre Cassian Folsom, rifondatore di questa congregazione benedettina e suo primo Priore fino a quando è subentrato padre Nivakoff nel 2016, dalle varie strade provate per il riconoscimento canonico della iniziale comunità benedettina formata da lui stesso e altri tre postulanti, la Provvidenza ne sceglieva una del tutto nuova e in tempi quanto mai rapidi, insomma un “miracolo particolare” che “mi ha dato la certezza che Dio ci stava dando la sua benedizione”. E così, “il 12 giugno 1999 arrivò il decreto formale che ci collocava tra gli illustri monasteri benedettini della Confederazione, ma al di fuori di una specifica congregazione”.
Di solito i monasteri sono fondati a partire da una struttura pre-esistente, invece che da una nuova fondazione. E’ stata questa la strada tentata inizialmente, ha detto padre Cassian, ma la Provvidenza indicava un nuovo inizio, proprio come afferma il nuovo motto Nova Facio Omnia. Infatti, secondo il Padre, oggi come allora la vita monastica ha e aveva bisogno di un rinnovamento, inteso “non solo come ritorno allo spirito di San Benedetto, ma alla Regola di San Benedetto, all’effettivo stile di vita da lui tracciato. Ed è molto più facile iniziare qualcosa di nuovo che rinnovare qualcosa che già esiste… Ecco perché ci siamo presi il rischio di cominciare qualcosa di nuovo; sembrava il percorso migliore da seguire”.
E così, continua il Padre, abbiamo iniziato con principi molto chiari, ma con meno chiarezza su come ciò avrebbe effettivamente preso forma. “Ad esempio, abbiamo cominciato in un piccolo appartamento, non in un monastero stabilito. Abbiamo iniziato a Roma, non a Norcia. L’idea iniziale era che la nostra comunità servisse Sant’Anselmo a Roma, ma questo dopo 2 anni è cambiato. Siamo venuti a Norcia, nella casa natale di San Benedetto e nei primi 16 anni abbiamo vissuto nella basilica dove il nostro lavoro principale apostolico era servire i pellegrini che venivano a visitarci”.
Il terremoto ha però nuovamente cambiato la situazione, trasformando quel servizio in un servizio più spirituale e sovrannaturale. “L’esperienza post-terremoto è stata quasi una rifondazione del monastero, con gli stessi principi, ma con uno stile leggermente diverso, con una forma diversa”.
Infatti mentre prima i monaci stavano nel centro di Norcia, adesso risiedono su un complesso collinare che domina la cittadina, con un grande guadagno in termini di silenzio, solitudine e separazione dal mondo. “Il progetto di ricostruzione ci consente di edificare il monastero secondo i bisogni della comunità che dopo tanto tempo sono ora abbastanza chiari”, puntualizza il Padre. “Quindi, in questi 20 anni, le cose sono molto cambiate. I principi sono rimasti gli stessi, ma la forma si è evoluta in quella che è adesso.
Un assunto ribadito da padre Nivakoff nella sua conferenza dopo i Vespri. Infatti, nella sua ricerca di Dio, il Signore ha fatto accettare a san Benedetto le circostanze più varie e inaspettate e trovare in esse la via di salvezza. “Riflettendo sui nostri primi 20 anni non possiamo non trovare una situazione simile”, ha notato. “E’ la bella cecità che Dio dà a quelli che lo cercano nascondendo le fatiche future per non scoraggiarli”.
Nei 16 anni passati in città, ha continuato, abbiamo compreso che il tesoro che aveva il santo, il tesoro da conservare e magari offrire, non era la cultura e non era neanche la famosa pace… “Il tesoro che il Santo ha custodito e che voleva che noi custodissimo è la fede”.
Gli eventi del terremoto dell’agosto 2016 erano per noi segni chiari, ha proseguito. “La fede è sotto attacco non solo da forze esterne, ma anche dal di dentro della Chiesa proprio come allora, quando dovevano difendersi dall’arianesimo dentro e dai barbari fuori. Ed è in queste circostanze di crollo totale che il Santo ha deciso di piantare e radicare, costruendo non un edificio in muratura…ma ricostruendo persone”. Era un padre san Benedetto, nel vero senso della parola, in quanto “generava nuova vita nei suoi monaci dando loro Gesù Cristo, principio e creatore della vita stessa”.
Anche se speriamo di ricostruire il bel convento dei cappuccini nei prossimi tre anni e riaprire l’attigua chiesa entro la metà del 2020, la speranza non è quella, ha puntualizzato padre Nivakoff.
Sì, la comunità cresce, ha rivelato, ma il futuro non può essere sicuro con questi grandi progetti. “E’ Dio che guida la storia e non noi. Se vogliamo essere monaci e veri figli di san Benedetto, non possiamo dimenticare il vero obiettivo che non è un posto, ma una persona, Dio. Siamo sicuri che per adesso Dio ci vuole qui,
a san Benedetto in Monte, per convivere e accettare il mistero della sua provvidenza, per lasciare spazio a Dio e non prendere il suo posto.
Gli interventi di padre Nivakoff sono continuati con la sua omelia durante la messa solenne dell’11 luglio, una lectio magistralis sulla spiritualità del Santo ispirata dall’epistola nel giorno della sua festa. “L’epistola di oggi dice che la vita di san Benedetto è come musica”, ha esordito. “La memoria del Santo è come musica che accompagna un banchetto dove il vino non manca e la gioia è palpabile”. Mentre la festa del 21 marzo commemora il passaggio del Santo alla beata eternità, la festa dell’11 luglio “è stata vista per secoli come apprezzamento della parte terrena della vita del Santo, i tantissimi miracoli, la sua saggezza perenne, tutto ciò che lo ha reso non una persona qualsiasi, non una persona normale. Un Santo, infatti, per definizione è vicino a Dio in un modo tale che già in questo mondo si comporta come Dio”, e quindi in sostanza è un riflesso dell’immagine vivente di Dio.
La fede è intimamente legata alla taciturnitas, che è uno tre pilastri della regola e delle spiritualità benedettina, assieme all’obbedienza e all’umiltà.
“L’epoca in cui viviamo ha perso la pazienza per questa taciturnitas e l’ha riempita con spiegazioni, parole, rumori. Quando noi monaci dopo il terremoto abbiamo creduto di accogliere l’indicazione della provvidenza di piantare qui le radici del nuovo monasteroera con paura ed esitazione: Come molti di voi ci siamo chiesti: ma che succederà, come potremo vivere…Dio sa le risposte e ci farà capire al momento giusto.”
Non potendo più tollerare questo stato di incertezza e insicurezza, “il mondo moderno secolare cerca con soluzioni tecnologiche, politiche o commerciali di toglierci il dolore del dubbio che la fede richiede”, perché è infatti “solo nel dubbio che uno può crescere nella fede. Dio ci ha lascati liberi proprio perché saremo più felici nello scegliere Lui che nel non avere alcuna scelta. Nel secolo scorso dall’interno della Chiesa è stata esercitata una forte pressione per liberare il cristiano dall’obbligo di vivere con l’incertezza; meglio cambiare una regola che lasciare qualcuno nel dubbio circa la sua salvezza. I tentativi vari quindi di alleggerire il peso della fede hanno proprio l’effetto contrario: l’uomo diventa meno libero e di conseguenza meno felice”.
La musica che accompagnava la vita del santo, come dice l’epistola, quindi “non è una musica qualsiasi. Come il canto gregoriano, che è frutto della preghiera del monaco, e non solo la causa o il mezzo, la musica che ha circondato la sua vita e che potrebbe circondare anche la nostra è il risultato di uno stato di cuore dove la taciturnitas regna”.
La costruzione del monastero e la riapertura della chiesa in Monte, perciò, “non porteranno di per sé la musica, non risolvono problemi, ma se vediamo in essa il sentiero di fede, la musica e il vino ci saranno e di qua si aprirà una porta al paradiso”.
Oltre che a Norcia, in Italia san Benedetto è stato festeggiato anche in altri luoghi legati alla sua vita, come Montecassino, Subiaco e nell’abbazia territoriale di Monte Oliveto Maggiore a Siena. Nel resto d’Europa la sua memoria è stata onorata nell’abbazia di Solesmes in Francia, in quella di Ettal in Baviera, a Michaelbeuern e Seitenstetten in Austria, a Pannonhalma in Ungheria, a Brevnov in Repubblica Ceca, a Engelberg in Svizzera e alla Douai Abbey, vicino Upper Woolhampton in Inghilterra.
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