
Alcune semplici e brevi riflessioni sulla giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – 25 Novembre 2020
A quanto risulta, in occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne sono state ben poche le voci che si sono levate per ricordare alcune scomode verità, e certamente non dai maggiori organi d’informazione.
Ad esempio, c’è chi ha ricordato che la forma di gran lunga più diffusa di femminicidio è l’aborto selettivo, che ogni anno sopprime milioni di feti femminili, specialmente nei paesi asiatici dove evidentemente per certe culture la donna vale meno dell’uomo.
Un altro aspetto che gli interventi da parte di esponenti dell’establishment, anche ai massimi livelli, si sono ben guardare dal toccare è quello dell’alta percentuale di questi reati commessi da stranieri, specialmente immigrati clandestini o meno che non avrebbe alcun diritto di entrare e risiedere in Italia illegalmente. Tanto da domandarsi: ma le statistiche comprendono anche questa tipologia di femminicidio?
Stando agli ultimi dati rilasciati dall’Istat, pare che gli stranieri siamo responsabili per oltre il 40% di reati a sfondo sessuale, che per fortuna non sempre finiscono con la morte della vittima. Ovviamente, le statistiche possono essere contestabili ed opinabili, ma quello che conta è il principio, ossia che anche solo un reato, che si concluda o meno con la morte della vittima o che sia commesso da stranieri o italiani, è sempre un reato di troppo.
Nei discorsi ufficiali infarciti della solita retorica non sono mancate parole ed espressioni quali “emergenza pubblica", “rivoluzione educativa", “piano strategico", “dire parole di verità sulla violenza contro le donne", che sono un po’ suonate come una sorta di lacrime di coccodrillo, ossia di chi lamenta a parole gli effetti, ma poi in realtà non ha nessuna intenzione di rimuoverne le cause.
Ma anche un bambino non faticherebbe a capire che questa violenza sulle donne non è che il triste frutto di una crescente secolarizzazione e conseguente degradazione morale del paese, alla quale da tempo vanno contribuendo tante iniziative legislative che, lungi da porvi rimedio, purtroppo ne alimentano la diffusione.
È inutile girarci intorno: quando si parla di educazione e strategie, solo una è la formula vincente, la morale cristiana, e non perché lo diciamo noi, ma perché lo ha detto Nostro Signore Gesù Cristo: “Chi non è con me è contro di me" e “senza di me non potete fare nulla".
Questo non significa certo che il male sparirebbe da questa valle di lacrime, ma certamente potrebbe essere tenuto a freno con un certo grado di successo, perché comunque non si deve mai dimenticare che in cielo è il solo luogo in cui non esiste. Ma non risulta che i responsabili della cosa pubblica siamo disposti a percorrere questa strada, anzi pare che sia accecati dall’ideologia e privilegino un’agenda che va in senso contrario; quindi è come se seminassero vento, con quel che ne consegue secondo il vecchio adagio popolare.
E comunque quando si parla di strategie e di educazione, magari anche in senso cristiano almeno sotto alcuni aspetti, si tratta sempre di misure che non avrebbero conseguenze nell’immediato, mentre invece si avrebbero conseguenze positive immediate se si bloccasse l’immigrazione selvaggia e incontrollata, ma anche qui vediamo come l’ideologia faccia aggio anche sul semplice buon senso e quindi proceda in senso contrario.
Inoltre, nel caso dell’immigrato, alla responsabilità personale di questo atto odioso si somma anche il bagaglio culturale dell’ambiente di provenienza, perché non è un mistero che ci sono culture, ad esempio quella di matrice islamica, in cui la concezione della donna non è esattamente quella dei paesi occidentali maggiormente interessati dalle ondate migratorie. Ecco quindi perché si sta sempre più imponendo all’attenzione delle cronache un certo filone giustificazionista, che ha portato anche a sentenze sorprendentemente benevole nei confronti di stranieri immigrati riconosciuti colpevoli di stupri e violenze sulle donne, a volte culminati in veri e propri femminicidi. E questo forse in parte spiega anche l’assordante silenzio delle ultra-femministe in servizio permanente effettivo riguardo a questa tipologia di reati.
27 Novembre 2020, Festa della Medaglia Miracolosa
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